Storie di carta
In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino

Info bigliettera
Intero: 6,00 Euro
Ridotto: 5,00 Euro (fino ai 18 anni – over 65 – abbonamento Musei – tessera AIACE)
6 Ingressi (valido 1 anno): 24 Euro (4,00 a proiezione!)
I biglietti si possono acquistare direttamente alla biglietteria oppure online sul sito
Programma spettacoli
Tutte le proiezioni saranno presentate da Niccolò Corvino il creatore di “Cinema in pillole” che trasmettiamo sempre prima delle proiezioni.
La proiezione serale sarà anche preceduta da una piccola “performance teatrale” della Disagiata Distilleria Teatrale.

IL MESTIERE DI VIVERE
Regia di Giovanna Gagliardo (Documentario, Italia, 2024, 90′)
Mercoledì 13 Maggio, ore 16.30 e 20.45
Presentato in concorso al 42° Torino Film Festival, Il mestiere di vivere unisce immagini di repertorio, interviste e suggestioni visive e musicali ambientate nei luoghi tradizionalmente pavesiani per raccontare la vitalità di un intellettuale poliedrico e appassionato.
26 agosto 1950. Cesare Pavese si aggira per una Torino deserta, cerca amici che non trova, scrive, telefona. La domenica sera mette fine alla sua vita. Così comincia questa storia, la storia di un uomo che, partendo dal liceo classico della sua città per arrivare a lavorare con passione alla casa Editrice Einaudi, è riuscito a creare un mondo letterario e culturale capace di imprimere un segno indelebile nella seconda metà del Novecento italiano. Attirato dall’avanguardia e dalla modernità, Pavese portò la poesia narrativa in Italia e fu autore della prima traduzione in lingua italiana di “Moby Dick”. Il documentario ripercorre la sua vita personale e lavorativa, mettendo in luce la molteplicità di interessi che lo conquistarono nel corso della sua esistenza.

FUORI
Regia di Mario Martone (Drammatico, Italia, 2025, 115′)
Mercoledì 20 Maggio, ore 16.30 e 20.45
Fuori si basa in buona parte sui due romanzi in cui Goliarda Sapienza ha raccontato la sua esperienza carceraria e ricostruisce lo spaesamento della scrittrice, una volta rientrata in quello che la gente perbene chiama la normalità.
Roma, 1980: la scrittrice Goliarda Sapienza è appena uscita dal carcere, dove è stata rinchiusa per aver rubato e rivenduto dei gioielli. Ora che è fuori, deve trovarsi un lavoro per impedire lo sfratto dal suo appartamento, e cerca di tutto, compresi incarichi di cameriera e domestica, perché le sue collaborazioni come correttrice di bozze e giornalista non sono sufficienti. Nel cassetto ha il manoscritto di “L’arte della gioia”, che sarà pubblicato solo postumo e osannato a livello internazionale: ma al momento nessuno lo vuole (e in Italia nessuno lo pubblicherà fino a dopo l’enorme successo oltralpe). Nel tempo sospeso dopo la sua scarcerazione Goliarda trova conforto solo nella presenza di due ex compagne di carcere, Roberta e Barbara, l’una arrestata per motivi politici, l’altra per aver aiutato un malvivente di cui è innamorata.

HAMNET nel nome del figlio
Regia di Chloé Zhao (Drammatico, USA, 2025, 125′)
Mercoledì 27 Maggio, ore 16.30 e 20.45
Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell. Al centro del romanzo troviamo la tragedia che segnò la famiglia di William Shakespeare: la morte del figlio undicenne I riverberi di questo avvenimento trovarono sfogo nella stesura dell’Amleto.
Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Jessie Buckley, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell’episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O’Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. “Hamlet” è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.




